Un vescovo tra gli indios
Martedì 28 Dicembre 2010 20:56
"I missionari volevano far sì che gli indios non fossero più sfruttati nel contatto con i bianchi, ma che fossero autonomi, insistendo sempre sui loro valori comunitari, perché non li perdessero". Per approfondire il tema della "Missione di ritorno", uno dei filoni che caratterizzano il progetto "Torino di Santi, quale futuro?", consigliamo la lettura del volume di memorie di mons. Aldo Mongiano, vescovo dello stato brasiliano di Roraima dal 1975 al 1996.
Il libro "Roraima. Tra profezia e martirio" ripercorre gli anni di lotte ed impegno da parte dei missionari della Consolata a favore degli indios. Un percorso lento e difficile, che ha significato da un lato la presa di consapevolezza dei propri diritti da parte dei popoli indigeni, dall'altro il loro lento riconoscimento da parte dei "bianchi", con leggi tutt'ora spesso non rispettate.
Mongiano, dopo aver fatto il missionario in Mozambico, arrivò a Boa Vista, dove presto s'accorse dell'analogia con l'Africa per "gli effetti negativi del colonialismo sui popoli nativi, che sfruttava il loro lavoro, le ricchezze naturali e disarticolava socialmente e culturalmente i colonizzati". Di qui, la scelta dell'impegno senza se e senza ma a favore degli indios, che per il vescovo significava "anche riparare la posizione che la Chiesa aveva avuto nel periodo dell'occupazione dei territori americani".
Aiutato da laici, suore, altri missionari e personaggi di spicco della Chiesa, come dom Luciano Mendes de Almeida, scelse di dar voce alle sofferenze degli indios, con incontri, riunioni, l'elaborazione di una pastorale indigena e persino il dono ad ogni tribù di alcune mucche "perché si sentissero davvero comunità ", fieri della loro appartenenza. Il nemico da combattere era il leit motiv dell'"integrazione", l'idea in sostanza che gli indios "dovessero uscire dalla loro cultura per entrare in quella del bianco".
Le difficoltà non mancarono, come le accuse false (persino d'essere un trafficante d'armi), le prepotenze dei fazendeiros, proprietari terrieri, le uccisioni degli indigeni motivati da una finta "legittima difesa". Il racconto di Mongiano scorre veloce, per arrivare al cuore del libro, il capitolo "Il senso della missione". "Per quanto riguarda gli Yanomami, le sfide riguardano principalmente l'esito del processo di evangelizzazione che abbiamo portato avanti con loro". Mons. Mongiano confida: "Leggendo lo scritto, qualcuno potrà scorgere nella nostra azione solo la preoccupazione di liberare le persone e i popoli da situazioni umilianti, di natura economica e sociale. In realtà , tutto il nostro operato è stato ispirato dal calore che promana dal Vangelo di Gesù".
Il libro, che è stato pubblicato nel 2010 e si può trovare alle Missioni della Consolata di Torino (si tratta di un'edizione fuori commercio), è stato presentato dall'autore martedì 16 novembre 2010 all'interno della tavola rotonda "Il Vangelo e gli sciamani", organizzata da don Ermis Segatti, referente per la Cultura della diocesi di Torino e responsabile del progetto "Torino di Santi, quale futuro?"
